LUNTREA LUI CARON PDF

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Author:Mazut Maladal
Country:Argentina
Language:English (Spanish)
Genre:History
Published (Last):8 May 2009
Pages:301
PDF File Size:20.66 Mb
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ISBN:909-3-54232-412-2
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Il gelo che era sceso troppo in anticipo e che era durato una settimana aveva allentato la morsa. La profusione di cristalli di neve era come una caccia ai rumori che dovevano essere soffocati a ogni costo. Un grande silenzio si apprestava a scendere sulla natura. Non vidi nessun movimento al guado. Il barcone, immobile, avrebbe potuto svolgere ancora il suo servizio; attendeva i passeggeri con la prua tirata a riva.

E tutto odorava di neve fresca. Entrai nella locanda. I barcaioli manifestarono la propria gioia nel vedermi cacciando un lieve grido di sorpresa. Si aggirano i lupi e non ho proprio voglia di finire sbranato! Passi la notte qui. La nevicata le ha messo paura! La stufa ardeva. Nella stanza aleggiava un caldo tepore di campagna. Quando entrai, Octavia era distesa su un divano-letto, e accanto teneva un libro.

Era leggermente accesa in volto per via del suo fervore poetico. Pope Vasile stava aggiustando una catena di cui probabilmente aveva bisogno al barcone. Rispetto a questa atmosfera patriarcale, mi dispiaceva portare solo notizie poco incoraggianti.

A quattro o al massimo sei occhi, il mio realismo era tacciato nella locanda di disfattismo. Mi potevo aspettare solo questo dai barcaioli per i quali la fede nei miracoli era una condizione esistenziale. I barcaioli mi ribattevano con i loro argomenti: stavano accadendo fatti insoliti! Il volto della Madonna era apparsa sulla finestra di quella tal chiesa in quel tal villaggio. E gli abitanti dei villaggi accorrevano coprendo centinaia di chilometri, in pellegrinaggio, per vederlo. Per evitare che i branchi entrino nel nostro cortile.

Accese la lampada con la quale era solito uscire per prestare servizio durante la notte. Fuori la notte era scesa rapidamente come si poteva evincere guardando fuori dalla finestra.

Sarebbe stato imprudente attraversare il fiume al buio. Deve fare dei pagamenti, a fine anno. Tasse e altre cose. Mi ha detto di parlartene. Ti avverto. Mi sedetti accanto a Octavia. Allungai la mano quasi in modo automatico verso il suo corpo posandola infine sulla sua coscia.

Il suo corpo fremeva. Il demonio sfrutta questa situazione a suo favore. Talmente terribile che presa dal panico perdo completamente il controllo di me stessa.

Accondiscendeva alle mie carezze che desiderava quasi fossero sorte dal cuore del mio cuore. Poi udimmo i passi del pope in cortile. Era il segnale che si stava avvicinando. Risuonavano dalla veranda. Le sue coccole erano come quelle di un orso rimbambito. Pareva un fauno vestito da monaco, un orco senza vocazione. Ma lui non la lasciava, e ripeteva la domanda, questa volta con allegria, scosso dalla loro vista, come stregato, quasi fosse la prima volta che vedesse le gambe nude di Octavia.

Per nulla al mondo farebbe sfoggio della sua avvenenza. Sembra quasi vergognarsene. Quasi che la bellezza fosse un peccato! Conoscevo il morbido contorno delle sue gambe, le conoscevano non solo i miei occhi ma anche i palmi delle mie mani.

Guardavo con una tensione crescente, ma distante, lo spettacolo che sembrava prendere forma. Era ovvio che il pope, trovandosi in ristrettezze, sarebbe stato ben felice di ricavare un piccolo guadagno o un utile, per insignificante che fosse, da quel semplice spettacolino offerto senza rischi a occhi che gioivano per tutto quello che era bello. Era stato un momento di indecisione, poi di risolutezza. Si atteggiava quasi a vittima del gioco speculativo messo in atto dal marito. Tutta nuda, dalla punta dei capelli a quella dei piedi?

Guarda, metto sul tavolo mille lei! Il suo incitamento era risoluto fino a un certo punto. E sul finire della guerra, sulla spiaggia del lago salato di Ocna Sibiului, non ti sei forse fatta vedere quasi nuda? La scena che intravedevo mi sferzava il sangue con rapide scudisciate di fuoco. Le sue forme le serbavo frammentariamente ancora da tempo nel ricordo. Mi lasciai sprofondare per bene nella poltrona parzialmente sfondata come se mi apprestassi a contemplare un dipinto. Poi, senza atti inopportuni per supplire alla foglia di fico e lasciando da parte ogni pudore, vieni verso di me.

Arrivata davanti a me, ti giri. Voglio vederti anche di spalle. E dopo raggiungerai lentamente, senza fretta, il punto da dove ora comincerai a svestirti! Che scorrano i soldi! La scena era il frutto di una improvvisazione, giunta inaspettatamente senza che nessuno di noi avesse mai pensato che una cosa del genere sarebbe mai potuta accadere. Le mutandine sembravano la pelle della muta di un serpente.

Questo cerimoniale fu accompagnato dai grugniti del pope, che pareva sorpreso da ogni singolo gesto di sua moglie. Ed era una sorpresa soprattutto la forma a melograna dei seni che risultavano inusualmente sodi. Anche il pope, in qualche modo, prendeva parte allo spettacolo. Assalito da uno slancio animale, il pope piroettava, ora a manca, ora a destra di Octavia che avanzava. Con la sua barba fulva, il pope assomigliava a un caprone in grado di ridere e di ululare come gli uomini primitivi.

Sedevo immobile nella poltrona di fianco al tavolo, placando la calda tempesta del sangue esibendo un serafico sorriso. In quel momento cedetti alla tentazione.

Le appioppai uno schiaffetto sulle natiche carnose. Seguivo le fasi elaborate della vestizione, dato che mi offrivano una nuova visione. Octavia, alla fine, fu vinta dal pudore. Si rimise i vestiti dandomi la schiena. Tirai fuori di tasca i mille lei e li posai sul tavolo. Sembrava che volesse prolungare la delizia per i miei occhi.

Fai soldi mostrandoti nuda? Mi soffermavo su tutto quello che mi passava per la testa. Ma la sete del pope metteva paura. Riverberavano ancora in me gli echi della scena di poco prima. Ma finimmo per parlare anche di cupi argomenti. E con essi entrarono nella conversazione discorsi inquietanti e tenebrosi. Eh, chi lo sa! Magari ci siamo anche noi sulla lista degli arresti che stanno per eseguire! Quante volte si era lasciata andare alle chiacchiere riponendo una fiducia smodata in qualsiasi essere dalle sembianze umane?

Continuammo a parlare fin quasi la mezzanotte. Poi in veranda. E quegli istanti che trascorsero ci sembrarono infiniti. Di chi erano i passi che si erano sentiti in veranda? Ma ecco che a entrare era un semplice pastore, un pastore come tanti altri. Aveva il montone zuppo di neve. Sono qui con il branco di pecore.

Gli brillavano gli occhi. Almeno da dove sedevo io, gli si vedevano brillare gli occhi. Erano fosforescenti, come quelli di una fiera e di altri animali. Il pope Vasile pareva spiacevolmente sorpreso da questa visita notturna.

Duemila pecore? Trasbordartele col sudore della mia fronte?

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Il gelo che era sceso troppo in anticipo e che era durato una settimana aveva allentato la morsa. La profusione di cristalli di neve era come una caccia ai rumori che dovevano essere soffocati a ogni costo. Un grande silenzio si apprestava a scendere sulla natura. Non vidi nessun movimento al guado. Il barcone, immobile, avrebbe potuto svolgere ancora il suo servizio; attendeva i passeggeri con la prua tirata a riva.

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Nr. 1, anul XXX, 2020

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