BEL RAGGIO LUSINGHIER PDF

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Author:Voodooran Fenritilar
Country:India
Language:English (Spanish)
Genre:Health and Food
Published (Last):18 April 2018
Pages:371
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ISBN:863-2-63597-494-8
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Ora io ti conter oggi la vita delle moniche, dimane quella delle maritate, e laltro quella delle me- retrici. Io sto benissimo. Di su. Mi vien voglia di bestemmiare lanima di monsignor nol-vo-dire, che mi cav di corpo questo fastidio di figliupla.

Antonia mia, le moniche, le maritate e le put- tane sono come una via croce, che tosto che giungi a essa, stai buona pezza pensando dove tu abbi a porre il piede; a avviene spesso che l demonio ti strascina nella pi triista, come strascin la benedetta anima di mio padre quel d cho mi fece suora pur contra la vo- lont di mia madre santa memoria, la quale tu dovesti per avventura conoscere oh, ella fu che donna.

La conobbi quasi in sogno: e so, perch io lho udito dire, che facea miracoli dietro a Banchi; e Letteratura italiana Einaudi 7 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo ho inteso che tuo padre, che fu compagno del bargel- lo, la spos per innamoramento. Non mi ricordar pi il mio cordoglio, che Ro- ma non fu pi Roma da che rest vedova di cos fatta coppia.

E per tornare a casa, il primo giorno di mag- gio mona Marietta che cos chiamossi mia madre, bench per vezzi le fosse detto la Tina e ser Barbie- raccio che cotal nome fu quello di mio padre ,aven- do ragunato tutto il parentado, e zii e avi e cugini e cugine e nepoti e fratelli, con una mandra damici e damiche, mi menaro alla chiesa del monistero vestita tutta di seta, cinta di ambracane, con una scuffia doro sopra la quale era la corona della virginit tessu- ta di fiori di rose e di viole, con i guanti profumati, con le pianelle di velluto; e se ben mi ricordo, della Pagnina, che entr poco fa nelle Convertite, erano le perle che io portai al collo e le robbe che avea indos- so.

Non potevano essere daltri. E ornata proprio proprio come una donna no- vella, entrai in chiesa, nella quale erano millantamilia persone che, voltatisi tutti verso di me tosto che io ap- parsi, chi dicea Che bella sposa ar messer Domene- dio; chi dicea Che peccato a far monica cos bella figlia; altri mi benediva, altri mi bevea con gli occhi, altri diceva La dar il buon anno a qualche frate: ma io non pensava malizie sopra tali parole; e udii certi sospiri molto ardenti, e ben conobbi al suono che uscivano dal core di un mio amante che mentre si dicevano gli uffici sempre pianse.

Che, tu avevi degli amanti inanzi che ti fa- dessi monica? Qualche sciocca non gli avrebbe auti: ma san- za libidine. Ora io fui posta a sedere in cima allaltre donne; e stata alquanto, cominci la messa cantando: e io fui acconcia inginocchioni in mezzo a mia madre Letteratura italiana Einaudi 8 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo Tina e alla mia zia Ciampolina; e un cherico cant in sugli organi una laldetta; e dopo la messa, benedetti i miei panni monachili che erano in su laltare, il prete che avea detto la pstola, e quello che avea detto il vangelo, mi levaro suso e fecero ripormi inginocchio- ni in su la predella dellaltar grande: allora quello che disse la messa mi dette lacqua santa, e cantato con gli altri sacerdoti il Te deum laudamus con forse cento ra- gioni di salmi, mi spogliaro le mondanit e vestiro dello abito spirituale; e la gente, calcando lun laltro, faceva un romore che si assimigliava a quello ch in San Pietro e in Santo Ianni quando alcuna, o per paz- zia, o per disperazione, o per malizia, si fa murare co- me feci una volta io.

S, s, mi ti par vedere con quella turba in- torno. Finite le cerimone e datomi lincenso con il benedicamus e con lo oremus e con lo alleluia, si apr una porta che fece il medesimo stridore che fanno le cassette delle limosine; allora fui rizzata in piedi e me- nata alluscio dove da venti suore con la badessa mi aspettavano; e tosto che la vidi, le feci una bella rive- renza; ed ella, basciatami nella fronte, disse non so che parole a mio padre e a mia madre e a miei paren- ti, che tutti piangevano dirottamente; e a un tratto ri- serrato la porta, udii uno oim che fece risentire ognuno.

E donde usc lo oim? Da un mio amante poveretto, che dellaltro d si fece frate dei zoccoli o romito dal sacco, salvo il ve- ro. Ora nel serrar della porta, che fu s ratto che non mi lasci dire pure a dio al sangue mio, credet- ti certo di entrare viva viva in una sepoltura, e mi pen- sava di vedere donne morte nelle discipline e ne di- Letteratura italiana Einaudi 9 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo giuni; e non pi dei parenti, ma di me stessa piangeva.

E andando con gli occhi fissi in terra e con il core vl- to a quello che avea a essere del fatto mio, giunsi nel refettorio dove una schiera di suore mi corsero ad ab- bracciare; e dandomi della sorella per il capo, mi fece- ro alzare il viso alquanto: e visto alcuni volti freschi, lucidi e coloriti, tutta mi rincorai; e riguardandole con pi sicu[r]t, dicea meco: Certamente i diavoli non debbeno esser brutti come si dipingono.

E stando in questo, eccoti uno stuolo di frati e di preti, e alcuno secolare mescolato con essi, i pi bei giovani, i pi forbiti e i pi lieti che mai vedessi: e pigliando per mano ciascuno la sua amica, pareano angeli che gui- dassero i balli celestiali. Pareano innamorti che scherzasseno con le lor ninfe. Cotesta pi lecita comperazione. E pigliatele per mano, gli davano i pi dolci basciozzi del mondo, e faceano a gara nel dargli pi melati. E chi gli dava con pi zucchero, secondo il giudizio tuo?

I frati, sanza dubbio. Per che ragione? Per le ragioni che allega la leggenda della Put- tana errante di Vinegia. E poi ciascuno si puose a sedere ad una delle pi dilicate tavole che mi paresse mai vedere: nel pi onorato luogo stava madonna la badessa tenendo a man sinistra messer labate; e dopo la badessa era la tesoriera, e appresso di lei il baccelliere; allo incontra sedea la sacrestana, e allato a essa il maestro dei novi- zi; e seguiva di mano in mano una suora, un frate e un secolare, e giuso a piedi non so quanti cherici e al- Letteratura italiana Einaudi 10 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo trettanti fratini; e io fui posta fra il predicatore e il confessore del monistero.

E cos vennero le vivande, e di sorte che il papa mi farai dire non ne mangi mai tali. Nel primo assalto le ciance fur poste da canto, di maniera che parea che il Silenzuiscritto dove i pa- dri hanno la piatanza si fosse insignorito delle bocche dognuno: anzi delle lingue, ch le bocche facevano il medesimo mormorio che fanno quelle dei vermi della seta finiti di crescere quando, indugiato il cibo, divo- rano le frondi di quelli arbori sotto lombra dei quali si solea trastullare quel poveretto di Piramo e quella poverina di Tisbe, che Dio gli accompagni di l come gli accompagn di qua.

Delle frondi del moro bianco vuoi dir tu. A che fine cotesto tuo ridere? Rido dun frate poltrone, Dio mel perdoni, che mentre macinava con due macine, e che avea le gote gonfiate come colui che suona la tromba, pose la bocca a un fiasco e lo tracann tutto. E cominciandosi a saziare, cominciaro a cica- lare: e mi parea essere, a mezzo del desinare, come nel mezzo del mercato di Navona, che si ode in qua e in l il romore del comperare che fa questo e quello con quello e con questo giudeo; e sendo gi sazi, andavan- si scegliendo le punte delle ali delle galline e alcune creste e qualche capo, e porgendolo luno a laltra e laltra a luno, simigliavano rondini che imbeccassero i rondinini.

E non ti potrei contare le risa e voci che si udivano nel donare di un culo di cappone, n sarebbe possibile a poter dire le dispute che sopra di ci si fa- ceano.

Mi veniva voglia di recere quando vedea ma- Letteratura italiana Einaudi 11 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo sticare un boccone da una suora, e porgelo con la propria bocca allamico suo.

Ora, sendo il piacere del mangiare converso in quel fastidio che si converte altrui di subito che ha fatto quella cosa, contrafecero i Tedeschi con il brin- disi; e pigliando il generale un gran bicchiere di cor- so,invitando a fare il simile alla badessa, lo mand gi com un sacramento falso. E gi gli occhi di ciascuno rilucevano per il troppo bere come le bambole degli specchi; poi velati dal vino come dal fiato un diaman- te, si sarieno chiusi, talch la turba, cadendo sonnac- chiosa sopra le vivande, ara fatto della tavola letto, se non era un bel fanciullo che vi sopragiunse: egli avea un paniere in mano coperto duno il pi bianco e il pi sottile panno di lino che mi paia anco aver vedu- to: che neve?

Che fece del paniere? Piano un poco; il fanciullo, con una reverenza alla spagnuola annapolitanata, dise: Buon pro alle Signorie vostre; e poi soggiunse: Un servidore di questa bella brigata vi manda dei frutti del paradso terrestre; e scoperto il dono, lo pose su la tavola: ed eccoti uno scoppio di risa che parve un tuono, anzi scoppi la compagnia nel riso nel modo che scoppia nel pianto la famigliuola che ha visto serrar gli occhi al padre per sempre.

Buone e naturali fai le simiglianze. Appena i frutti paradisi fur visti, che le mani di queste e di quelli, che gi cominciavano a ragionare con le cosce, con le poppe, con le guance, con le pive e co pivi di ognuno con quella destrezza che ragiona- no quelle de mariuoli con le tasche dei balocchi che si lasciano imbolare le borse, si avventaro ai detti frut- Letteratura italiana Einaudi 12 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo ti nella guisa che si avventa la gente alle candele che si gittano giuso dalla loggia il d della Ceraiuola.

Che frutti furo quelli? Erano di quei frutti di vetro che si fanno a Murano di Vinegia alla similitudine del K, salvo che hanno duo sonagli che ne sarebbe orrevole ogni gran cembalo. Io tho per il becco, io tafferro. Ed era beata, non pure avventurata, quella a cui veniva preso il pi grosso e il pi largo; n si riten- ne niuna di non basciare il suo, dicendo: Questi ab- bassano la tentazione della carne. Che l diavolo ne spenga la sementa. Io che facea lonesta-da-campi, dando alcune occhiate ai frutti, parea una gatta astuta che con gli occhi guarda la fante e con la zampa tenta di grappare la carne che ella per trascuraggine ha lasciato sola; e se non che la compagna la quale mi sedea allato, avendone tolti due, me ne diede uno, per non parere una ignocca averei preso il mio.

E per abbreviare, ri- dendo e cianciando la badessa si rizz in piedi, e cos fece ciascuno: e la benedicite che ella disse alla tavola fu in volgare. Lasciamo ir le benediciti. Levate dalla tavo- la, dove andaste? Ora io tel dir. Noi andammo in una camera terrena, ampia, fresca e tutta dipinta. Che dipinture cerano? La penitenza della quaresima, o che? Che penitenza: le dipinture erano tali che avrieno intertenuto a mirarle gli ipocriti.

La camera avea quattro facce: nella prima era la vita di santa Na- fissa, e ivi di dodici anni si vedea la buona fanciulla, tutta piena di carit, dispensare la sua dote a sbirri, a barri, a piovani, a staffieri e a ogni sorte di degne per- sone; e mancatole la robba, tutta pietosa, tutta umile, Letteratura italiana Einaudi 13 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo si siede verbigrazia in mezzo di ponte Sisto sanza pompa alcuna, eccetto la seggiola, la stola e il cagno- letto, e un foglio di carta increspato in cima ad una canna fessa con la quale parea che si facesse vento e che si riparasse dalle mosche.

A che effetto stava ella in seggiola? Ci stava per fare lopre del rivestire gli ignudi; ella, cos giovanetta come io ti ho detto, si stava se- dendo, e con il viso in alto e la bocca aperta, diresti ella canta quella canzone che dice: Che fa lo mio amore, che non viene?. Ella era anco dipinta in piedi, e volta a uno che per vergogna non ardiva di richiederla delle cose sue, tut- ta gioconda, tutta umana, gli giva incontra; e menato- lo nella tomba dove consolava gli afflitti, prima gli le- vava la veste di dosso, e poi, snodatogli le calze e ritrovato il tortorino gli faceva tanta festa che, entrato in superbia, con la furia che uno stallone rotta la ca- vezza si avventa alla cavalla, le entrava fra le gambe: ma ella, non le parendo esser degna di vederlo in viso e forse come dicea il predicatore che spianava la sua vita a noi altre non le bastando lanimo di vederlo s rosso, s fumante e s collerico, gli volgea le spalle ma- gnificamente.

Siale appresentato alla anima. O non gli rappresentato, essendo santa? Tu dici la verit. Chi ti potria narrare il tutto? Ivi era dipinto il popolo dIsraelle che ella graziosamente alberg content sempre amore dei. E ci si vedea dipinto alcu- no che, dopo lavere assaggiato ci che ci , si partiva da lei con un pugno di denari i quali laltrui discrezio- ne le dava per forza: che intervenia a chi la lavorava come interviene a uno che alloggia in casa di qualche prodigo uomo che non solo lo accoglie, lo pasce e lo Letteratura italiana Einaudi 14 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo riveste, ma gli d ancora il modo di poter finire il viaggio suo.

O benedetta e intemerata madonna santa Nafissa, ispirami a seguitare le tue santissime pedate. In conchiusione, ci che ella fece mai e dietro e dinanzi alla porta e alluscio, ivi al naturale: e fino al fine suo c dipinto; e nella sepoltura sono ritratti tutti i Taliani che ella ripose in questo mondo per ri- trovarselo nello altro; e non di tante ragioni erbe in una insalata di maggio quante son variet di chiavi nel suo sepolcro. Io voglio vedere un d queste dipinture a ognimodo. Nella seconda c la istoria di Masetto da Lampolecchio: e ti giuro per lanima mia che paiono vive quelle due suore che lo menaro nella capanna mentre il gaglioffone, fingendo dormire, facea vela della camiscia nellalzare della antenna carnefice.

Non si potea tenere dalle risa niuno mirando le altre due che, accorte della galantaria delle compa- gne, prendono partito non di dirlo alla badessa, ma di entrare in lega con esse; e stupiva ciascuno contem- plando Masetto che, parlando con i cenni, parea non voler consentire. Alla fine ci fermammo tutti a vedere la savia ministra delle moniche arrecarsi alle cose one- ste e convitare a cenare e a dormir seco il valente uo- mo: che, per non si scorticare, parlando una notte, fe- ce correre tutto il paese al miracolo, onde il monistero ne fu canonizzato per santo.

Nella terza ci erano se ben mi ricordo ritrat- te tutte le suore che fur mai di quello ordine, con i lo- ro amanti appresso e i figliuoli nati di esse, con i nomi di ciascuno e di ciascuna. Bella memoria. Nellultimo quadro ci erano dipinti tutti i mo- di e tutte le vie che si pu chiavare e farsi chiavare; e sono obligate le moniche, prima che le si mettino in campo con gli amici loro, di provare di stare negli atti vivi che stanno le dipinte: e questo si fa per non rima- nere poi goffe nel letto, come rimangono alcune che si piantano l in quattro sanza odore e senza sapore, che chi ne gusta ne ha quel piacere che si ha di una minestra di fave sanza olio e sanza sale.

Adunque bisogna una maestra che insegni la scrima? C bene la maestra che mostra a chi non sa come si deve stare, caso che la lussuria stimoli luomo s che sopra una cassa, su per una scala, in una sede, in una tavola, o nello spazzo voglia cavalcarle; e quel- la medesima pacienza che ci ha chi ammaestra un ca- ne, un pappagallo, uno stornello e una gazzuola, ha colei che insegna le attitudini alle buone moniche: e il giocar di mano con le bagattelle meno difficile a im- parare che non lo accarezzare lo uccello s che anco- ra che non voglia si rizzi in piedi.

Ora, venuto a noia la dipintura e il ragionare e lo scherzare, come sparisce la strada di- nanzi ai barberi che corrono il palio o, per dir meglio, la vacca dinanzi a coloro che sono confinati a mangia- re in tinello, o vero le lasagne dinanzi alla fame conta- dina, sparvero le moniche, i frati, i preti e i secolari, non lasciando perci i cherichetti n i fratini, n me- no lapportatore dei cotali di vetro.

Solamente il bac- celliere rimase meco: che sendo sola, quasi tremando restai muta; ed egli dicendomi Suora Cristina che cos fui rebattezzata tosto che ebbi lo abito indosso , a me tocca menarvi alla cella vostra, nella quale si salva lanima nei trionfi del corpo, io volea pur stare su le continenze: onde tutta ritrosetta in contegno, Letteratura italiana Einaudi 16 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo non rispondea nulla; ed egli presami per quella mano con cui io teneva il salsiccione di vetro, appena lo scampai che non gisse in terra, onde non potei conte- nermi di non ghignare: talch l padre santo prese ani- mo di basciarmi; e io che era nata di madre di miseri- cordia, e non di pietra, stetti ferma mirandolo con occhio volpino.

E cos mi lasciava guidare da lui come lo orbo dalla cagnola. Che pi? Egli mi condusse in una ca- meretta posta nel mezzo di tutte le camere: le quali erano divise da un ordine di semplici mattoni; e cos male incalcinate le commessure del muro, che ogni poco docchio che si dava ai fessi, si potea vedere ci che si operava dentro gli alberghetti di ciascuna. Oh che bella festa segli entrava dentro! Ma la ventura ci prese il d per i capegli: que- sto dico perch, tosto che si pose a sedere il suffraga- nio Ora tu hai detto bene.

Onde levatosi suso, ratto and al Vescovado per met- tersi in ordine a girgli incontra, comandandoci prima a farne allegrezza con le campane: e cos, tratto il pie- de fuor delluscio, a poco a poco ritorn ciascuno a bomba; solo il baccelliere fu costretto andare in nome della badessa a basciar la mano a sua Signoria reve- rendissima.

E nel comparire allinnamorate loro, simi- gliavano storni ritornati allo olivo donde gli avea cac- ciati allora allora quello oh, oh, oh del villano che si sente beccare il core beccandosigli una oliva.

Io sto aspettare che tu venga ai fatti, come aspettano i bambini la balia che gli ponga la poppa in bocca; e mi pare lo indugio pi aspro che non il sa- bato santo a chi monda le uova avendo fatta la quare- sima. Veniamo al quia. Sendo io rimasa sola, e aven- do gi posto amore al baccelliere non mi parendo le- cito di volere contrafare alla usanza del monistero, pensava alle cose udite e vedute in cinque o sei ore che era stata ivi; e tenendo in mano quel pestello di vetro, lo presi a vagheggiare come vagheggia chi non lha pi veduta la lucertola cos terribile ch appicca- ta nella chiesa del Popolo: e mi meravigliava desso pi che non faccio di quelle spine bestiali del pesce Letteratura italiana Einaudi 18 Pietro Aretino - Ragionamento e Dialogo che rimase in secco a Corneto; e non potea ritrar me- co per che conto le suore lo tenessero caro.

E in cota- le dibattimento di pensiere, io odo fioccare alcune ri- sa s spensierate che arebbono rallegrato un morto; e tuttavia rinforzando il suono desse, deliberai vedere onde il riso nasceva: e levatami in piedi, accosto lorecchia ad una fessura; e perch nelloscuro si vede meglio con un occhio che con dui, chiuso il mancino, e fisando il dritto nel foro che era fra mattone e mat- tone, veggio ah! Che vedesti? Dimmelo, di grazia. Vidi in una cella quattro suore, il generale e tre fratini di latte e di sangue, i quali spogliaro il reve- rendo padre della tonica rivestendolo dun saio di ra- so, ricoprendogli la chierica duno scuffion doro so- pra del quale posero una berretta di velluto tutta piena di puntali di cristallo, ornata dun pennoncello bianco; e cintagli la spada al lato, il beato generale, parlando per ti e per mi, si diede a passeggiare in sul passo grave di Bortolameo Coglioni.

Intanto le moniche cavatosi le gonne e i fratini le toniche, esse si misero gli abiti dei fratini, cio tre di loro, ed essi quelli delle moniche: laltra, postasi intorno la toga del generale, sedendo pontificalmente contrafacea il padre dando le leggi ai conventi. Che bella tresca. Ora si far bella. Adunque il padre generale consum il gior- no in contemplazioni, ah? Nol consum miga: che posto il suo pennello nello scudellino del colore, umiliatolo prima con lo sputo,lo facea torcere nella guisa che si torceno le donne per le doglie del parto o per il mal della madre.

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